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Published in Network World Online il 11nd November 2004
Journalist: Chiara Corridori

Il "nuovo" PIN secondo Freeple
Nasce un progetto italiano per sostituire il classico Personal Identification Number con un codice più sicuro

Il PIN è entrato ormai nelle abitudini quotidiane di ognuno di noi: basta digitarlo e i nostri soldi raggiungono la destinazione voluta. Ma la sua funzione primaria, ossia porci al riparo da frodi, è sempre infallibile? Purtroppo la cronaca insegna che non sempre è così. Dalle finalità del PIN alla volta di una maggiore sicurezza ha preso le mosse un progetto di security denominato Freeple ed elaborato dal ricercatore Carlo Filippo Follis. Il sistema si basa su un congegno di dimensioni analoghe a quelle di un apricancello, da usare in tutte quelle circostanze in cui è richiesta una autenticazione dell'utente: dall'utilizzo di carte di credito e bancomat all'accesso ad aree riservate di un'impresa, dal commercio elettronico ai pagamenti on line. "Alla base di Freeple – spiega Follis – c’è l'idea di mandare in pensione il PIN statico introducendo il concetto di PIN corrispondente a una identità variabile nel tempo".

Freeple può attribuire a un utente un "valore di identità variabile", in sostanza un codice alfanumerico, utilizzabile per un lasso di tempo limitato, 60 o 120 secondi. Il codice attribuito a una specifica operazione è basato su un'obsolescenza anticipata: diventa cioè automaticamente inservibile nel momento stesso in cui viene utilizzato e quindi risulta annullato per successive operazioni. "In tal modo – precisa Folllis – l'identità variabile si colloca in un tempo di modificazione talmente breve che elude la possibilità di frodi. Nel momento in cui la transazione rende valido il codice, l'identità diventa obsoleta".
Il file delle identità variabili risiederà sull'host dell'azienda che deciderà di acquisire Freeple. "Il gestore delle identità variabili – afferma Follis - sarà anche il fornitore del congegno portatile di Freeple: 'caricherà' il file delle identità sul dispositivo e lo sincronizzerà con l'orologio interno dell'host". L'utente finale, quindi, si recherà ad esempio in un negozio, consegnerà la propria carta di credito all'esercente, che la striscerà nel POS. A quel punto l'utente digiterà il codice allo stesso modo in cui oggi ciascuno di noi digita il PIN del proprio bancomat. L'identità variabile verrà riconosciuta come valida e il processo sarà chiuso con esito positivo".

Tra le caratteristiche di Freeple che Follis tiene a sottolineare c'è la sua compatibilità con tutti i sistemi di pagamento oggi in uso e con quelli in fase di sviluppo, quali per esempio la carta con microchip. Non sarà dunque necessario sostituire la nostra carta di credito o il nostro bancomat. "Il progetto Freeple – afferma il ricercatore – è stato sviluppato in un'ottica, oltre che di security, anche di agevolazione della vita quotidiana nel rapporto con i diversi strumenti di credito, soprattutto per coloro che, anche solo temporaneamente, a causa di disabilità fisica, non hanno possibilità di apporre firma olografa sulle memorie di spesa". Freeple ad oggi esiste sotto forma di brand dell'idea, ma è pronto per essere reso realtà. "Attuare Freeple – dichiara Follis - richiederà certamente meno tempo di quanto non ne sia stato speso per portarlo alla conoscenza di tutti. In tre mesi lavorativi si può giungere a un prodotto beta riservato ai test... Per l’utente finale Freeple avrà costi bassissimi: pochi euro una tantum per il congegno portatile o addirittura, nel momento in cui decidessero di lanciare il prodotto, le varie compagnie potrebbero integrarlo nel costo della carta”.

Chiara Corridori